Invia alla redazione

Centralmente è il tuo quotidiano, entra a farne parte!

Invia un articolo, potresti vedere la tua firma pubblicata sul giornale.


12/13/2017
HomeRubrichePsicologia“L’Effetto Spettatore” in Psicologia Sociale: il caso di Kitty Genovese

“L’Effetto Spettatore” in Psicologia Sociale: il caso di Kitty Genovese

La storia dell’assassinio di Catherine Susan “Kitty” Genovese generò molte polemiche nell’opinione pubblica americana dell’epoca, e spinse due psicologi sociali, Bibb Latané e John Darley, a cercare di comprendere a fondo le dinamiche in atto nei testimoni che non intervennero né chiamarono i soccorsi. Vediamo nel dettaglio cosa accadde e perché.

Era la notte del 13 marzo 1964, quando Kitty Genovese stava rincasando mentre veniva seguita da un uomo, successivamente identificato come Winston Moseley, il quale la aggredì accoltellandola diverse volte. Le urla della ragazza svegliarono molte persone del circondario, le quali cercarono di capire cosa stesse succedendo; molti non riuscirono a vedere l’aggressione a causa della conformazione delle costruzioni, mentre altri videro parte di ciò che stava accadendo; il fatto che sorprese l’opinione pubblica è che nessuno dei vicini intervenne mentre solo qualcuno chiamò la polizia, ma descrivendo una scena del tutto diversa e molto meno drammatica, al punto che le forze dell’ordine non diedero importanza a quelle chiamate. La ragazza venne brutalmente e ripetutamente pugnalata e violentata e morì in un’ambulanza chiamata da uno dei vicini solo dopo la fine dell’aggressione. Nessuno riusciva a spiegarsi come tutte quelle persone non fossero intervenute, e le spiegazioni che furono date dalla stampa riguardavano la perdita di valori della società.

Due psicologi sociali, Latané e Darley, si interessarono alla vicenda, e cercarono di capire le motivazioni che spinsero i testimoni a non intervenire e iniziarono analizzando il fatto dal punto di vista della folla e non dell’individuo singolo; la presenza di più persone porta molto spesso in casi del genere all’effetto chiamato “ignoranza pluralistica”, secondo il quale ognuno crede di non avere sufficienti informazioni o di avere meno diritto di intervenire rispetto agli altri; inoltre spesso è presente anche una diffusione di responsabilità e quindi le persone sono ancora più restie a prendere in mano la situazione.

Questo insieme di fattori, unito alla possibilità reale di sottovalutare il problema dando spiegazioni meno gravi, è stato identificato con il nome di “Effetto Spettatore”, come spiegato nel libro “The unresponsive bystander: Why doesn’t he help?” degli psicologi prima citati. I due svilupparono anche un esperimento per verificare questo effetto; l’esperimento consisteva in un finto questionario sulla vita universitaria sottoposto a studenti. Durante la somministrazione del questionario i partecipanti sentivano la voce di un individuo che simulava un attacco epilettico e chiede aiuto provenire da un citofono. La variabile in gioco era quella della numerosità del gruppo. Si è osservato che quando i partecipanti erano soli la percentuale di quelli che cercavano rapidamente di fare qualcosa era molto alta (circa l’85%), mentre quando i partecipanti erano in numero maggiore questa percentuale si assestava al 31%. Ciò confermerebbe la tesi dell’effetto spettatore e della diffusione di responsabilità, mostrando un importante dato: spesso è più probabile ricevere aiuto in una situazione di pericolo quando le persone intorno a noi sono poche rispetto a quando siamo circondati da una folla.

Vito Cataldo

Nessun Commento

Inserisci un commento