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12/13/2017
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Enormi vasche lungo la Circonfucense: un passo indietro verso il Lago contro la siccità nel Fucino

Costituire delle enormi vasche, percorrendo l’anello circonfucense, per eliminare la siccità e molti altri problemi nella Conca del Fucino: questo l’ambizioso ed ingegnoso progetto portato avanti da un ingegnere di Massa d’Albe: eccolo, nei più minuziosi dettagli. 

Rarsica. Ha prodotto risultati terribili, l’incessante ondata di siccità che ha accompagnato l’estate appena trascorsa nella Conca del Fucino: le condizioni climatiche, tra il caldo eccessivo e la mancanza di pioggia, hanno provocato una situazione disastrosa per gli agricoltori locali, con la Marsica letteralmente in ginocchio da un punto di vista della produzione primaria. Dopo aver analizzato le criticità, così, la nostra redazione ha deciso di riportare l’intrigante proposta di un ingegnere di Massa d’Albe, Giuseppe Mario Di Mattia, al fine di poter risolvere il problema per i prossimi anni.
Proposta che, in soldoni, ci avvicina ad un clamoroso passo indietro nel tempo, riportando al loro posto i confini naturali (nella planimetria a sinistra) del Lago del Fucino, seppur attraverso un ingegnoso sistema di vasche giganti.

Già notificato alla Regione Abruzzo, ai Comuni Circumlacuali, agli Enti, alle Associazioni Agricole ed alle Imprese/Cooperative Agricole, il progetto di Di Mattia parte considerando le criticità locali. Tra queste, sono citate la perdita di oltre 200 milioni di Euro di produzioni agricole (stando a quanto stimato da Coldiretti), l’aumento dei costi della lavorazione, i disagi dovuti alle ordinanze di divieto di irrigazione, l’importazione in Italia di patate francesi a costi più bassi di quelle fucensi, la mancanza di acqua negli acquedotti d’alta quota e la situazione relativa agli incendi in Marsica e Valle Peligna.

Tanto premesso, le soluzioni previste da Di Mattia constano di svariati punti combinati tra loro, partendo dalla fondamentale realizzazione di vasche di accumulo in quota (contenenti dai 2.000 ai 30.000 metri cubi d’acqua) vicine a tutti i fiumi ed i sorgenti del Fucino, connesse alla rete idrica del CAM, oltre che alla formazione di vasche di accumulo più grandi al centro del Fucino stesso (queste capaci di sopportare almeno 20 o 30 milioni di metri cubi d’acqua) in prossimità della Circonfucense e degli allaccianti. Queste, formando una corona circolare (potete sempre rifarvi alla planimetria a sinistra) che andrebbe a simulare il vecchio perimetro del lago, resterebbero disponibili per tutti gli agricoltori del Fucino, facilitando loro la vita, eliminando le problematiche di siccità e riformando anche un ambiente lacustre potenzialmente attrattivo per il turismo.

Lasciando una maggior quantità d’acqua potabile da utilizzare (sempre da queste 17 fonti a garanzia dell’accumulo), lo scarico in eccesso del periodo invernale andrebbe direzionato tra il fiume Liri e le vasche appena citate. Insieme ad un ottimo sistema di tubazione in pressione per l’irrigazione, dunque, si potrebbe ottenere così un aumento delle semine anticipate e dei raccolti, dato che il Fucino resterebbe maggiormente asciutto, lavorabile e percorribile in superficie. L’acqua, infatti, resterebbe completamente ferma, in ingresso, nell’anello circonfucense: soltanto quella piovana potrebbe raggiungere il cuore del vecchio lago.

La produzione di energia elettrica ed idroelettrica, attraverso delle turbine e microturbine, regalerebbe nel periodo invernale e primaverile l’irrigazione a costi praticamente nulli per gli agricoltori. L’energia idroelettrica ridurrebbe non soltanto la spesa, ma anche la produzione di CO2, regalando la possibilità di lavorare con energia rinnovabile e di acquisire i finanziamenti in materia (come spiegato dalla Normativa Europea Horizon 2020).

L’intrigante progetto sarebbe pienamente finanziabile con il Masterplan Abruzzo attualmente in vigore, oltre che con lo strumento europeo JESSICA finalizzato allo sviluppo delle energie rinnovabili ed ai finanziamenti del Ministro Calenda. Da un punto di vista di compatibilità ambientale, ancora, questa sarebbe interamente approvata, data la similarità del prospetto con i canali del Fucino. Sulle sponde delle grandi vasche si aprirebbero le porte di eccezionali eventi turistici, come rievocazioni di accampamenti romani, osterie tipiche, barche, corse, pesca, cavalli, agriturismi, bighe romane, e ciò potrebbe potenziale un altro tipo di turismo: quello già esistente (ma mai davvero sottolineato) di Alba Fucens, Angitia, Marruvium, dei Cunicoli di Claudio e del Castello di Celano.

Il progetto porterebbe un clima marsicano, in generale, più mite, ed eliminerebbe gli allagamenti anche nei Piani Palentini. Il tutto, ovviamente, in totale sicurezza da un punto di vista ambientale, garantendo poi enormi bacini da cui la Protezione Civile potrebbe prendere l’acqua per spegnere gli incendi nella Marsica tutta.

Un progetto, dunque, infinitamente interessante. Qualcuno lo ascolterà?

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