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12/12/2017
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Terremoto di Scurcola Marsicana: le prospettive in un momento di lucidità

Un attimo di riflessione, dati alla mano e con un pizzico di lucidità, su quello che è successo stanotte nella Marsica e quello che potrebbe succedere in prospettiva.

Il terremoto di questa notte, con una magnitudo 3.7 e con epicentro Scurcola Marsicana, ha pesantemente condizionato il morale della popolazione abruzzese e, in particolare, quella degli abitanti della Conca del Fucino. Non è un mistero, infatti, che dall’ormai tristemente famoso evento del 1915, ad Avezzano e dintorni ci sia un’autentica fobia per i movimenti sismici.

Quel che è accaduto stanotte a Scurcola può essere in qualche modo messo in collegamento con il famoso terremoto di Avezzano? La faglia è la stessa? La sismicità storica del posto cosa racconta? Quali le possibili dinamiche future? Proviamo a dare un po’ di risposte, considerando le espressioni odierne degli esperti in materia ed abbinando ad esse una rapida ma precisa ricerca storica.

Tanto per cominciare, la faglia in questione non è assolutamente la stessa che colpì la Marsica nel 1915. Nel terribile evento di quell’anno, infatti, l’ “‘epicentro, e non discutiamo se reale o apparente, ad oriente del bacinetto, appare a sud di San Benedetto, ad occidente di Venere e poco a nord di Ortucchio” (ricostruzione del geologo Emilio Oddone, geologo, pochi giorni dopo l’evento nello stesso 1915). Dunque, la faglia incriminata che toccò addirittura il valore di magnitudo 7, sarebbe completamente differente.

A questo punto, bisogna fare una piccola indagine storica per verificare l’energia massima scaricata in una soluzione unica, nel corso dei secoli, dalla faglia protagonista dell’evento di ieri. Non avendo dati certi sui secoli scorsi, tutto quel che possiamo affermare oggi è che un terremoto con epicentro nella stessa faglia di Scurcola Marsicana ci fu agli inizi del Novecento (nel 1904), con una magnitudo che probabilmente raggiunse l’intensità di 5.7. Limitandoci dunque al dato storico, dovremmo supporre che la massima intensità locale, vista l’estensione non troppo lunga della stessa faglia, dovrebbe essere tra i 5.6 ed i 6.0 della scala Richter.

Ultima riflessione va fatta in ottica futura. Parliamo ovviamente con tutti i condizionali del caso, e prendiamo in esame le opinioni di due dei massimi esperti in materia di terremoti in Italia. Da una parte, il Presidente dell’INGV, Carlo Doglioni: le sue parole, riportate dall’ANSA, hanno sottolineato come si sia attivata una struttura nuova, differente da quella dell’Aquila (2009) e di Amatrice (2016). Frase che, ovviamente, ha preoccupato i cittadini marsicani. Dall’altro lato, il professore di geologia dell’Università dell’Aquila, Antonio Moretti, ha mostrato un certo distacco da questa affermazione: intervistato da Abruzzoweb.it, il professore ha sottolineato l’esagerata scelta di parole di Doglioni. Parlare di struttura nuova attiva farebbe infatti pensare ad una prossima crisi sismica, allarmando volutamente in modo esagerato gli abitanti del posto: a suo avviso, invece, si è trattato per il momento solo di uno scarico di energia.

Né più né meno, in sostanza, di quel che accade, tutti i giorni, da tutte le parti d’Italia.

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