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12/14/2017
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Pescara, divampa un incendio nella Riserva dannunziana: gli aggiornamenti

Un incendio di vaste proporzioni si era sviluppato la sera del 9 settembre nella Riserva dannunziana. Sul posto erano intervenuti Vigili del Fuoco, Polizia Municipale e Polizia di Stato

Un vasto incendio era divampato la sera del 9 settembre nella Riserva dannunziana. Gli alberi bruciati erano diversi, intorno ad una decina. Le fiamme potrebbero essere state appiccate e si sono sviluppate nel comparto adiacente all’Aurum, dove si trova il laghetto, fra via della Bonifica e Viale Pineta, dove i vigili del fuoco avevano lavorato per circoscrivere il fuoco.

Sul posto si trovavano il vice sindaco Antonio Blasioli, l’assessore Stefano Civitarese il consigliere Stefano Casciano e gli addetti al Verde Pubblico. Era presente anche il presidente della Regione Luciano D’Alfonso e il segretario particolare Enzo Del Vecchio.

Intorno alla Riserva si era dislocato un cordone della Protezione Civile a difesa della pubblica incolumità e per tutelare il polmone verde della città. Sul posto la Polizia Municipale, Vigili del Fuoco e forze dell’ordine sono rimaste tutta la notte.

L’incendio era domato, considerata la grande siccità, l’Amministrazione aveva provveduto al controllo dell’impianto anti-incendio dieci giorni prima e quella sera è stato possibile attivare immediatamente le prese d’acqua del sistema di spegnimento fisso. Il giorno dopo i comparti 3 e 4 sono stati chiusi per verifica dei danni e per accertare che non si trovavano rami pericolanti. Il comparto 2 erano rimasto aperto.

Nella mattinata successiva si era svolto più di un sopralluogo nella Riserva dannunziana per una stima dei danni causati dall’incendio divampato la sera prima.

Sul posto si erano recati l’assessore alla Riserva Paola Marchegiani, il dirigente e il responsabile del Servizio Verde Pubblico Giuliano Rossi e Mario Caudullo che avevano ispezionato la zona, assistiti dalla Protezione Civile Valpescara e dai Volontari senza Frontiere.

“Poteva succedere un disastro naturale, ma così non è stato – dice il sindaco Marco Alessandrini – il danno è contenuto e circoscritto a quattro alberi che molto probabilmente potranno essere recuperati. Tutto questo grazie alla perfetta sinergia fra tutte le forze che sono intervenute appena le fiamme si sono sviluppate e grazie anche all’attenzione che viene dedicata alla Riserva dal nostro Ufficio Verde: ha funzionato perfettamente il sistema antincendio di cui l’area è dotata ed è grazie anche a questo che le fiamme sono state circoscritte velocemente”.

Grazie di cuore da parte dell’Amministrazione tutta alla nostra Polizia Municipale, agli straordinari Vigili del Fuoco e ai gruppi di Protezione civile che insieme hanno presidiato la riserva, rimanendone a guardia anche tutta la notte – così l’assessore alla Riserva dannunziana Paola Marchegiani – Gli alberi di grandi dimensioni danneggiati dalle fiamme sono in tutto quattro, ma fortunatamente le chiome non risultano del tutto bruciate e quindi gli esemplari potranno tornare in salute, come ci ha confermato anche il professor Gianfranco Pirone che ha visto nascere la nostra Riserva e dall’inizio ne ha tutelato la natura, insistendo perché il suo delicatissimo ecosistema non venisse intaccato.

Scampato il pericolo, ora ci interessa capire cosa sia accaduto, come si sono originate le fiamme che hanno interessato due punti vicini, ma diversi e che difficilmente potevano bruciare per autocombustione, vista la posizione inaccessibile al pubblico (intorno gira un percorso vita, ma i luoghi sono difficili da raggiungere) e la mancanza di fattori di rischio scatenanti. Per accertare tutto e mettere in sicurezza le aree interessate, la riserva resterà chiusa al pubblico anche domani. Il comparto 2 resta invece aperto”.

“La Riserva della Pineta costituisce un caso particolarissimo, trattandosi di un’area protetta di piccole dimensioni all’interno di un territorio urbanizzato – aveva aggiunto il professor Gianfranco Pirone – La esigua estensione dei vari comparti non permette la presenza di piste tagliafuoco (per essere efficaci devono avere una larghezza pari almeno al triplo dell’altezza degli alberi) in quanto la loro realizzazione, riducendo drasticamente la superficie dei nuclei forestali e creando una rovinosa frammentazione, innescherebbe un irreversibile processo di estinzione delle stesse comunità vegetali. Non è neppure ragionevole intervenire con l’eliminazione, anche parziale, del sottobosco (con la realizzazione, ad esempio, di viali tagliafuoco verdi), in quanto, sempre in considerazione delle piccole dimensioni dei nuclei forestali, si trasformerebbe il bosco da complesso ecosistema, quale esso è, a semplice insieme di alberi privo dei caratteri strutturali e funzionali associati agli habitat forestali.

Anche l’allontanamento della necromassa va considerato con attenzione e programmato tenendo conto della opportuna restituzione di fertilità e degli equilibri nella rete trofica esistente nell’ecosistema. In conclusione, poiché sono da escludere gli incendi spontanei (sono rarissimi gli inneschi da fulmine o da autocombustione), la lotta contro il fuoco doloso o colposo nella Pineta deve essere condotta con un efficace programma di avvistamento e prevenzione, un affidabile sistema di spegnimento, che in questo caso ha funzionato, ed una severa azione di repressione”.

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