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12/14/2017
HomeL'AquilaCronaca L'AquilaAntonio Sorgentone in concerto al carcere di Ascoli

Antonio Sorgentone in concerto al carcere di Ascoli

Carcere di Ascoli Piceno, emozione e speranza durante il concerto di Sorgentone per i detenuti presenti. 

Promozione sociale, emozione e musica per oltre 40 detenuti della Casa Circondariale “Marino del Tronto” di Ascoli Piceno. Un concerto tenutosi ieri pomeriggio nell’istituto penitenziario grazie all’attenta e scrupolosa volontà della Direttrice, Lucia Di Feliciantonio, la quale ha felicemente accolto la nostra proposta, quella mia e di Stefano Cristofori in qualità di promotori del Laboratorio di Scrittura Espressiva all’interno del Carcere.

In una serata d’estate avevamo avuto l’occasione di incrociare la bellezza luminosa ed autentica dipinta attraverso uno dei suoi suggestivi spettacoli musicali ed Antonio Sorgentone, poliedrico pianista e cantante abruzzese, ci aveva risposto con il suo sguardo curioso affacciato sul mondo.

Non ha esitato un secondo nel recepire la nostra idea di voler offrire un momento di riflessione, aggregazione e meraviglia ai “nostri” detenuti, il suo “sì” immediato alla gratuità dell’iniziativa è stato il sapere dove vanno le nuvole (per dirla alla De Andrè), non soltanto verso una voglia di pioggia ma verso l’orizzonte, camminando sempre senza fermarsi.

E ieri ha donato un’esibizione originale e trascinante ad una platea speciale che lo ha salutato con un’ovazione da brivido. L’artista rosetano che vanta oltre 600 concerti in Europa ed una tecnica impressionante da ipotizzare che non suoni solo il piano con le mani ma con il genio ed il cuore, accompagnato alla batteria da Elvis Di Natale e al basso da Tommaso Paolone, ha rapito e catturato l’attenzione dei presenti in un fluido comunicativo in grado di far sentire tutti parte di qualcosa.

Celebri brani in scaletta hanno ripercorso le radici del rock & roll, lo swing ed il rithm and blues passando per i mostri sacri di Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Chuck Berry, ed anche Fred Buscaglione, Renato Carosone, Nada, Domenico Modugno, il tutto arrangiato in chiave scrupolosamente anni ’50.

Con la selezionatissima scelta dei pezzi e le storie raccontate, l’emozionante trio ha fatto riemergere ferite cicatrizzate ma non dimenticate.

Un faro acceso in un’Italia miope, aggressiva e frequentemente carica di odio che ispira invece quella parte di calore risonante negli occhi dei reclusi e nelle parole dell’ultimo brano di Nada “Cos’è la vita, senza l’amore?”. Un inno alla speranza, all’empatia, all’umanità, al bisogno sempre più urgente di oltrepassare le barriere.

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