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12/14/2017
HomeL'AquilaCulturaScanno e l’abito femminile tradizionale

Scanno e l’abito femminile tradizionale

Scanno è nota a tutti per il suo celebre lago a forma di cuore, o per il suggestivo borgo. Eppure pochi sanno che, attraverso la moda, conserva intatta anche la memoria di un passato non poi così lontano.

Proprio come scrive Annalisa P. Cignitti nel suo blog, Rocaille, che ha il fascino di un piccolo scrigno delle cose perdute:

Spesso si dimentica, in nome di qualche curiosità esotica per paesi lontani come India, Africa o Cina, qualche bellissima realtà di italico folclore. È il caso di un paese come Scanno, incastonato nelle impervie e fredde montagne d’Abruzzo e noto, oltre che per il suo piccolo e sereno lago, anche per il costume tradizionale femminile.

Uno dei lasciti tanto più belli e autenticamente nostri, quanto ancora sconosciuti. Ciò che sappiamo a proposito di questo costume, infatti, si deve alle incisioni di scene di vita popolare del regno di Napoli, commissionate nel 1782 da re Ferdinando IV di Borbone, ma anche ad un piatto di ceramica antica prodotto dalla Real Fabbrica di Capodimonte nel XVIII secolo, raffigurante un uomo e una donna vestiti secondo l’abbigliamento del tempo.

Il costume femminile, oltre ad un pesante gonnellone che poteva arrivare a pesare tra i 10 e i 15 kg, comprendeva:

– il corpetto, ju cummudene, con larghe maniche, via via più strette all’attaccatura delle spalle e dei polsi,

– la bottoniera o buttunera, una fila di 12 preziosi bottoni in argento, con cui allacciare il corpetto,

– un piccolo cappello, ju cappellitte.

I capelli poi venivano intrecciati, formando una spirale, nei lacci, cordoncini di seta diversamente colorati a seconda dell’occasione.

L’abito, spesso di colore scuro, era impreziosito da elaborati gioielli, i più celebri sono la Presentosa, un grande ciondolo in filigrana a forma di stella, di cui parla anche D’Annunzio nel Trionfo della morte, e gli Sciacquajje, cerchi in oro dalla particolare forma a barchetta, decorati con pendenti e indossati da La figlia di Iorio, nell’omonimo ritratto. Il nome onomatopeico richiama il suono che questi orecchini, oscillando, producevano mentre le donne sciacquavano i panni alla fonte.

Quanto alle origini, non è ancora chiaro se siano orientali o bizantine, certo è che la particolare conformazione di Scanno, racchiusa tra le montagne, abbia limitato in una certa misura gli scambi con l’esterno, preservando così la particolarità degli abiti femminili che, infatti, conservano un forte legame con la natura pastorale della comunità di cui sono espressione. Un popolo indipendente, nobile, altero ma anche superstizioso, ecco allora la necessità di indossare quotidianamente monili che vantassero proprietà apotropaiche e scaccia malocchio.


Oggi sono le più anziane del paese a mantenere viva la memoria del passato, rubandola all’oblio. Ma non solo, l’associazione culturale L’Appuntamento con la Tradizione – Vivi il Costume,  dal 2007, con la bella stagione, organizza rievocazioni storiche, in cui si indossano gli abiti tradizionali, e allestisce mostre dal tema sempre nuovo.

Eppure troppo spesso ci accorgiamo della bellezza che ci circonda, solo quando è riflessa nello sguardo di un altro.

Questa volta, lo specchio in cui riconoscersi saranno le parole della scrittrice inglese Anne MacDonell che visitò l’Abruzzo nel 1908:

Scanno è un paese di donne che hanno ampiamente meritato la fama di essere belle… La loro riservatezza ha qualcosa di misterioso che si addice all’abbigliamento scuro e a quelle strade buie e strette (…) Ella è una montanara orgogliosa, indipendente ed autosufficiente, una grande conservatrice della vita tradizionale (…) La sua principale caratteristica sta nel portamento lungo le strade di montagna, quando trasporta sul capo le fascine, o lungo le vie acciottolate con le conche d’acqua sulla testa, essa cammina eretta con le mani sui fianchi o nascoste sotto il grembiule, con i piedi rivolti verso l’interno, in modo sciolto e spedito e con un movimento ondeggiante… La forza che ha è impressionante (…) L’autosufficienza di cui Scanno gode si deve quasi interamente alle svariate capacità delle donne che nelle case cardano, colorano, filano, tessono la lana per farne abiti, coperte, tappeti, copri letti, calze, nastri. A questo punto qualcuno potrebbe pensare che la loro è una vita da schiave, ma le donne di Scanno possono sembrare tutto meno che schiave. Hanno piuttosto un’aria regale e non ho mai visto tante regine tutte insieme, come in questo posto.

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