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12/11/2018
HomePescaraEventi Pescara[PHOTOGALLERY] Ecco gli stilisti emergenti della Ued Fashion night 2017

[PHOTOGALLERY] Ecco gli stilisti emergenti della Ued Fashion night 2017

Nove designer emergenti hanno presentato per la prima volta le loro collezioni al pubblico

La bellezza è lo strumento che la natura possiede per sopravvivere.”

Sono le parole di Louie Schwartzberg, esperto di arti visive celebre per i suoi time-lapse di flora e fauna, ma sono particolarmente appropriate anche per descrivere la 15°edizione della UED Fashion night di ieri sera, giovedì 20 luglio.

 Un evento celebrativo, ricco di ospiti e soprattutto ricco di creatività, passione e voglia di fare che sono la differenza in un contesto come quello abruzzese, in cui spesso non siamo ancora poi così abili a valorizzare ciò che di positivo e bello ha da offrire la nostra regione. Dall’operato dell’Università Europea del Design di Pescara che da quasi quarant’anni forma giovani talenti in Comunicazione, Architettura e Design, Moda, alle numerose realtà imprenditoriali, tra cui Secilflex, Cordivari e Bike for fun che credono e scelgono di investire nelle nuove generazioni, valorizzando la forza delle loro idee. I veri protagonisti sono stati però gli allievi della UED. Nove gli stilisti emergenti che hanno presentato al pubblico la loro prima collezione:

 Ylenia Di Bonaventura ha aperto il fashion show con la sua collezione donna Fusion. Bene e male, luce ed ombra, yin e yang sono le due energie contrarie che generano l’armonia.  Se la vita è unione di opposti che si scontrano, lottano, per poi raggiungere un equilibrio, i colori da indossare sono bianco e nero e i tessuti contrastano fra loro, come il pizzo e la pelle, in un continuo gioco di pienezza e trasparenza.

 A seguire Giulia Incitti ha presentato Identity, uomo/donna. Qui i confini identitari si sfumano, anche e soprattutto quelli di genere, per meglio esprimere la personalità e la bellezza individuale. Il carattere degli abiti è androgino, l’uomo indossa la gonna pantalone, camicie destrutturate e over, collant bianchi e ai piedi non calza scarpe. Le donne mostrano la pelle nuda sotto tute da lavoro o giacche che ricordano le fibbie degli zaini da campeggio. I tessuti tecnici si alternano a quelli più elaborati, come la ciniglia o l’eco pelliccia. La donna assume la forza come suo primario attributo, mentre l’uomo si abbandona ad un lato più narcisistico e femminile, ecco che i ruoli sociali tradizionali si rovesciano, l’espressione del sé non ammette catene.

 Manuel Iervese riflette invece sul concetto di eleganza, rivisitandolo. È stato un processo di decontestualizzazione a permettere di abbinare tessuti di uso sportivo come il denim, l’acetato e la felpa a tagli decisamente classici e femminili. La sua donna veste gonne a matita, giacche con spalline quasi anni ’80, camicette con maniche a trombetta, ma anche abiti cut out con la schiena nuda, il tutto rigorosamente in tessuti casual e sportivi. Sono inoltre gli accessori, come gli occhiali da sole stile Jackie, a conferire un’ allure glamour all’outfit.

 La collezione di Martina Gaspari si ispira all’artista Lucio Fontana e si intitola Cut Out. La dimensione dello spazio viene ripensata, i tagli laser realizzati su giacche, gonne, abiti simboleggiano una via di fuga o un’apertura verso un mondo alternativo, diverso, forse migliore? Anche la palette dei colori guarda alle tele del Maestro, con i suoi bianchi, neri e blu su tessuti in cady, seta, chiffon e pelle.

 Davide Sabino, SteDepa, con I Am propone una collezione uomo/donna total look e mostra come la rivoluzione possa servirsi anche di armi non convenzionali, i colori. L’uomo è in rosa ed indossa completi con giacca e pantaloni baggy, lo stile ricorda anche l’abito zoot indossato dai ragazzi afroamericani negli anni’40. Non a caso poi, il rosa è stato scelto anche dalla fotografa Scarlett Hooft Graafland quando fece indossare veli rosa shocking a uomini nel bel mezzo del deserto degli Emirati Arabi. Per la donna invece SteDepa sceglie il bianco e il nero, lasciando che sfoggi consapevolmente la sua nudità mettendo in mostra, in questo modo, anche la sua anima.

 Kexian Wu con That’s not me mette in scena il dualismo della natura umana che ama e odia contemporaneamente, come si vede dalle scritte I hate you e I love you, sulle maniche delle felpe con collo a ciambella, e dal contrasto di nero, oro e argento che rappresenta il fil rouge della sua collezione uomo. L’universo di riferimento è quello dello sportswear con pantaloncini, hoodies, tute e bomber, perfetti per città pulsanti di vita e underground come Bologna, Milano o Londra.

 Girls just wanna have fun-damental human rights è lo slogan che campeggia sul capospalla iconico di Stefania Curci. La sua collezione donna si chiama Wanderlust, ovvero “desiderio di girovagare”. Infatti viaggiare sole per molte donne è stata una conquista, ma per tante altre rappresenta un pericolo, un limite, qualcosa che fa ancora troppa paura. Il motivo del viaggio potrebbe anche essere metafora della lunga strada da percorrere per raggiungere una reale parità tra i sessi, nel lavoro, nel quotidiano, nelle menti delle persone. Allora, consapevoli di ciò che le aspetta le donne si bardano con pelle, fibbie, anfibi, rete, senza però rinunciare ai richiami romantici che pure fanno parte di loro: maniche svolazzanti, il colore rosa pastello, la morbidezza dei tessuti, le trasparenze, il corsetto, il plissè di gonne e pantaloni.

 Manuel Clemente, Mallem, con Listen abbina la sartorialità al comfort degli abiti sportivi. Lo stile è a metà tra preppy e retrò, i colletti delle camicie sbucano fuori dalle felpe, la linea dei pantaloni è baggy. Gessato, tweed, tuta, la t-shirt Mallem bianca e iconica, con qualche dettaglio vintage come il baseball hat, il marsupio e il cappotto americano. I colori sono coerenti e rendono riconoscibile la collezione con bianco, nero e qualche incursione di caramello.

 Infine Fabrizio Rocchio e la sua Sundering on me chiudono la rassegna degli stilisti emergenti. Le sue cifre distintive sono l’innovazione e la ricerca. La tuta, i leggings declinati anche al maschile, i grigi tipici dello sportswear sono rivoluzionati attraverso applicazioni cut out, asimmetrie, linee pulite ma dinamiche, crop top e maniche lunghe. Tra i tessuti spicca l’uso di un particolare materiale fotoluminescente che rilascia la luce al buio.

Anche gli allievi di primo e secondo anno hanno realizzato i loro final works rendendo omaggio a due figure femminili memorabili, Beyoncé e Frida Kahlo, rievocate attraverso splendidi abiti scenografici e potenti, abiti o meglio esplosioni di colori e ricami, che ogni donna vorrebbe e forse dovrebbe indossare, così da esaltare la propria naturale forza e bellezza.

 A chiudere la serata un finale a sorpresa, è stata infatti rivelata la presenza di una giuria che, all’insaputa dei ragazzi, ha selezionato tra gli stilisti emergenti il più meritevole di un corso di specializzazione UED.

Davide Sabino, SteDepa, con la sua collezione I Am, è stato proclamato vincitore.

Ecco parte del racconto fotografico di Giulio Tolli.

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