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08/19/2018
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Da Pescara a Montecarlo in bicicletta: la storia di Luca, sportivo per passione

L’intervista al pescarese Luca, capace di raggiungere Montecarlo con la sua bicicletta in appena 8 giorni per cercare nuovi stimoli personali. 

RCapita a tutti di imbattersi in circostanze sfavorevoli.

Noi tutti affrontiamo queste vicissitudini di vita in modi differenti, a volte sbagliando, facendo male a qualcuno o a noi stessi…

Luca V,, un giovane pescarese di 32 anni, durante un periodo di riflessione invece ha deciso di trovare nuovi stimoli ponendo a se stesso un obiettivo molto impegnativo: pedalare da Pescara fino a Montecarlo, da solo con la sua bici senza l’aiuto di nessuno. Un traguardo lungo quasi 1000 km che lui stesso inizialmente, non essendo un ciclista professionista, riteneva difficile poter raggiungere.

Abbiamo rivolto a Luca alcune domande per conoscerlo meglio e capirne qualcosa in più:

Ciao Luca, anzitutto dacci qualche numero riguardo la tua impresa:

Ho percorso in totale 915 km di cui 100 km montagna, partendo da Pescara il 10 Maggio e arrivando a Montecarlo il 18, viaggiando su una media di 114 km giornalieri.
Ho pedalato per più di 5 ore al giorno, con la bici carica di 10 – 12 kg tra viveri e vestiti nel portapacchi.

Ti sei allenato in maniera idonea precedentemente? Qualcuno ti ha aiutato, magari anche economicamente?

No, non ho mai sostenuto degli allenamenti così importanti. Mi definisco uno sportivo appassionato, pratico il nuoto e la palestra, gioco a calcetto con gli amici e amo uscire in bici, ma non avevo mai fatto nulla del genere.
Per me è stato uno sforzo mai affrontato prima ed ho fatto tutto da solo! Con i miei soldi ho acquistato due settimane prima di partire una nuova bici ibrida, che ha sostituito la mia vecchia mountain bike. L’ho utilizzata una solta volta a Pescara e zone limitrofe prima di partire per Montecarlo.

Dunque la cosa straordinaria è che non avevi un’adeguata preparazione psicofisica per sostenere quest’impresa, ma hai deciso comunque di partire. Qualcuno a te vicino ha provato a farti desistere in qualche modo?

Non ci sono state vere e proprie opposizioni ma diciamo che in molti non credevano potessi farcela, d’altronde è la prima volta che affrontavo una sfida simile.
Sinceramente anch’io all’inizio ero molto dubbioso, ma ho pensato solo ad iniziare ed anche con una certa fretta, visto che la scadenza dei giorni di ferie si stava avvicinando.
Sostanzialmente è stata una scelta molto istintiva dettata dall’emotività.

E’ mai arrivato il momento in cui hai deciso di mollare?

Il momento più difficile è stato sicuramente il tragitto montano arrivando a toccare il picco di 1200 m, tra il Piemonte e la Liguria. In quel momento mi sono detto “continua a pedalare, è l’unica cosa che puoi fare” come recita il famoso detto.
Anche i social devo dire che sono stati per me un aiuto ed uno stimolo, un bacino di motivazioni. Gli amici e conoscenti che mi seguivano on-line, vedendo la progressione delle tappe e quindi la meta avvicinarsi hanno iniziato a sostenermi ed incitarmi spingendomi ad andare avanti.

Quali sono i luoghi che ti sono rimasti più impressi nella memoria e nel cuore?

Ovviamente osservare il panorama dopo essere arrivato sui 1200 m è stato indimenticabile ed una grande soddisfazione, poi la Liguria per il paesaggio costiero e la pianura emiliana.
In ultimo il giro sul circuito di Formula 1 di Montecarlo è stato il coronamento simbolico di tutta l’impresa.

Cosa ne pensi del doping nel ciclismo?

Non lo concepisco, sono sport che si possono fare anche senza prodotti dopanti. D’altronde è nato prima il ciclismo agonistico del doping.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Stai pianificando nuove avventure?

Ci sto pensando, ma non c’è nulla di concreto al momento. Come ti ho detto preferisco non programmare ma cavalcare il mio istinto.
Se dovesse succedere comunque pedalerò seguendo altri percorsi.

Grazie, complimenti ed in bocca al lupo!

Autore: Luca Alberti

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